COME SI GUARDA UN FILM? TI DICO LA MIA

La domanda che mi sento più spesso rivolgere quando dico di insegnare e di essere specializzata in critica cinematografica è:

“Cosa guardi tu, da critico cinematografico, in un film?”

E, solitamente, chi mi rivolge questa domanda si aspetta una risposta esaustiva nel giro di qualche minuto.

Solo che… questa non è una domanda, questa è La Domanda.

Quindi mi servirebbero all’incirca otto giorni per dare un’idea di come guardo e cosa guardo in un film. Il mio interlocutore non sa che ponendomi questo quesito sta aprendo il vaso di Pandora (o la scatola blu di Mulholland Dr. o la valigetta di Kiss me deadly (Un bacio e una pistola) o altre cose la cui apertura provoca conseguenze inimmaginabili e irreversibili), perché la risposta a questa domanda contiene praticamente la storia della mia vita e tutto ciò che sono.

Per due ragioni:

  • Quando guardo un film io vedo quello che c’è da vedere, che il regista ha voluto mettere di fronte al pubblico, ma vedo anche tutte quelle cose soggettive che il mio cervello vuole vedere o a cui vuole dare importanza, come succede a qualunque altro spettatore, ovviamente. Le nostre passioni, la nostra mentalità, il nostro carattere sono delle lenti personalizzate attraverso le quali guardiamo i film e sono queste a determinare il gusto personale, proprio per questo insindacabile, e a farci dire se un film ci è piaciuto tanto, per niente, se ci ha lasciato interdetti o se rivogliamo i soldi del biglietto (che, rassegniamoci, non si può fare e mai si potrà, quindi resterà sempre e solo una battuta).

 

  • In aggiunta alla ragione n.1, dicevo già a dodici anni di voler fare da grande il critico cinematografico (era nella top 4 insieme a ballerina, macellaia e benzinaia, naturalmente) ed è quello che, a modo mio, faccio. Per cui ho tutta una serie di conoscenze, derivate dallo studio accademico e dal mio studio personale, che mi permettono di vedere un film nella sua totalità e tutti gli elementi che lo compongono, non soltanto quelli strettamente legati al linguaggio cinematografico.

 

Quindi, ritornando alla domanda, puoi capire perché ogni volta che qualcuno mi chiede cosa guardo in un film faccio fatica a dare una risposta breve e concisa. Tutto quello che vorrei dire si affolla come in un imbuto per trovare spazio nella risposta. Se, però, il mio interlocutore sembra disposto ad ascoltarmi e in una posizione abbastanza comoda e stabile… allora procediamo!

Quindi posso procedere?

Io procedo.

 

Io, di un film, guardo tutto.

Bella risposta, eh?

Seriamente…

Gli elementi da osservare sono così tanti che una visione non può mai essere sufficiente per poter dare un giudizio articolato sul film, innanzitutto. Quindi, spiegare come guardo un film quando devo scrivere una recensione, un saggio, tenere una lezione non è semplice perché ci addentreremmo nei meandri dei “ferri” del mestiere, analisi sistematiche e via dicendo, e questo articolo diventerebbe lunghissimo.  Conservo questo materiale per un altro articolo se può interessare a qualcuno, non si sa mai.

Stiamo parlando, dunque, di quando si guarda un film per il piacere di guardarlo.

Ci sono cose a cui, inevitabilmente, presto attenzione, al di là del genere cinematografico. Elementi che, se impari a coglierli, ti serviranno a sviluppare un occhio (e orecchio) critico, a distinguere un film ben fatto da uno poco riuscito e a godere del cinema in quanto arte e mezzo espressivo.

 

  • INQUADRATURE E MOVIMENTI DI MACCHINA

Lo spettatore si identifica, prima ancora che con il o i protagonisti della vicenda, con l’obiettivo della macchina da presa (identificazione primaria).

Quindi non si può sbagliare se non si perde mai di vista cosa fa e cosa inquadra la m.d.p. Basta guardare lo schermo come se fossimo noi dietro l’obiettivo a dirigerlo, ti assicuro che noterai d’ora in poi la bellezza delle inquadrature e certi spettacolari movimenti di macchina, e anche le stonature.

Pensa di essere Fritz Lang che dirige Metropolis, Jean-Luc Godard dietro la macchina in À bout de souffle (Fino all’ultimo respiro), Alfred Hitchcock quando guardi Psycho o Charles Laughton quando finalmente guarderai (ti prego) The night of the hunter (La morte corre sul fiume).

Comincerai così a capire che tipo di registi ti piacciono e perché. E consoliderai il tuo personale pensiero critico.

 

  • COLORI, LUCI E OMBRE

Il reparto della fotografia.

La scelta della dominante cromatica o dei colori-chiave non è mai una scelta casuale o accidentale, può rovinare un film o renderlo un capolavoro. Lo stesso vale per l’uso della luce e delle ombre.

Esiste una vera e propria grammatica della luce e del colore in alcuni generi (un esempio fra tutti è il noir), in cui le scelte fotografiche rivestono un ruolo fondamentale nell’economia del racconto, nella trasmissione di certe specifiche sensazioni ed emozioni.

Luce, ombra, contrasto, colore, saturazione sono gli elementi che “fanno” un’immagine.

E il cinema è, innanzitutto, immagine in movimento.

 

  • RITMO

Il ritmo di un film è dato dal montaggio.

Quante volte ti è capitato di dire “Questo film è lentissimo, mi sembra di essere seduto qui da sette giorni e sette notti e invece sono passati solo 24 minuti”? E quante, invece, di veder spuntare i titoli di coda e dire “Già? Ma è finito subito!” e magari la durata era di 154 minuti?

Questo è il ritmo del film.

Con il montaggio si determina non solo l’ordine delle inquadrature ma anche la loro durata. Un film può rappresentare in 80 minuti una vicenda che si svolge in 8000 anni, e in 340 minuti una vicenda di pochi istanti.

Un esempio di ritmo lento? 2001: A space odyssey di Stanley Kubrick; un esempio di ritmo serrato? The snatch. di Guy Ritchie.

Il montaggio manipola, scompone e ricompone il tempo. Per questo è considerato l’elemento caratterizzante del cinema. Le scelte relative al montaggio e al ritmo possono rispecchiare o essere in totale contrasto con la tematica del film o con il suo genere.

D’ora in poi nota i passaggi (tagli) da un’inquadratura all’altra e avrai più senso del ritmo!

 

  • SUONO

Sembra una cosa scontata dire di far caso alla colonna sonora di un film, ma è meno scontata di quello che si pensi.

Esiste l’ascolto passivo e l’ascolto attivo.

In altre parole, sentire non vuol dire ascoltare. Proprio come vedere non vuol dire guardare.

La colonna sonora rappresenta il 50% degli stimoli percettivi che ci dà un film, gli unici due sensi coinvolti sono la vista e l’udito.

Questo vale anche per il cinema muto. Perché muto non era.

Ogni film aveva la sua colonna sonora, una musica composta per accompagnare quelle immagini in movimento. Ma il verbo accompagnare non deve fuorviarci, la musica non solo accompagna le immagini, le può anticipare, annunciare, rafforzare, contraddire, seguire, chiarire, mascherare e tanti alti verbi transitivi.

La musica è il più universale dei mezzi espressivi, può comunicare qualunque cosa a chiunque.

Le scelte musicali in un film non sono casuali, qualcuno ha deciso di associare quel commento musicale a quella successione di immagini per comunicarci qualcosa.

È importante affinare l’udito e sentire il tema musicale dell’intero film, i temi musicali associati ai personaggi, a singoli avvenimenti o sensazioni, e fare caso a quando i temi si presentano, si interrompono (dolcemente o bruscamente) e a quando si ripresentano.

Hai visto The Grand Budapest Hotel di Wes Anderson, vero? Vero?? E l’hai anche ascoltato bene?

 

  • SIMBOLI E FIGURE RETORICHE

Quest’ultimo punto non riguarda un elemento filmico a sé. Anzi, riguarda tutti gli elementi filmici che, combinati, possono dare vita a ulteriori significati.

Ma ciò che rende tutto questo possibile è, ancora una volta, il montaggio, sia il montaggio vero e proprio sia il montaggio interno (cioè come viene composta ogni singola inquadratura, cosa viene messo “in campo”).

Prima ho accennato al fatto che il montaggio sia l’elemento caratterizzante del cinema, e non mentivo.

Il montaggio è (insieme al “movimento” delle immagini) la componente specifica e distintiva del cinema, che non esisteva prima del cinema e non è stata presa in prestito da altre discipline e forme d’arte.

Attraverso il montaggio la dimensione temporale viene manipolata, come ho detto riguardo al ritmo; e, sempre attraverso il montaggio, si può manipolare, frammentare, ricombinare anche lo spazio. Il montaggio rende possibili associazioni, rimandi, figure retoriche. Accosta immagini ad altre immagini per produrre significato.

Qualche esempio?

In Oktjabr’ (Ottobre) di Sergej Ejzenstejn l’accostamento dell’immagine di Kerenskij mentre entra nella sala degli zar e quella del famoso pavone meccanico crea una metafora semplice e diretta: Kerenskij è un pavone, si sta pavoneggiando; in Un chien andalou di Luis Buñuel l’immagine del rasoio che taglia l’occhio è accostata a quella della nuvola che fende la luna e crea una similitudine visiva.

 

 

 

A questo punto penserai “E la storia??”

Quando studiavo storia e critica del cinema all’università i professori interrompevano continuamente la visione per dirci “Stavate seguendo cosa succede? Vi siete persi nella storia??Va bene… ora lui la ammazza con il candelabro.”

Non dovevamo immergerci nella vicenda a tal punto da non notare più quello che c’era da notare.

Il film non è la storia. Il film è un film.

La stessa storia può essere raccontata da mille film, quadri, libri, canzoni. La storia di un film è raccontata attraverso gli elementi di cui ho parlato sopra e attraverso tanti altri ancora, che sono gli elementi che rendono un film tale e lo distinguono dagli altri film e dalle altre arti espressive.

Non devi pensare che se non ti fai prendere totalmente dalla vicenda sia un peccato. Sarebbe come dire di non essere interessati al cinema, ma solo a voler sapere una storia. E allora saresti nel posto sbagliato.

La storia la seguirai comunque. Fidati.

Anzi, la seguirai meglio perché saprai guardare e ascoltare meglio, e ne godrai al 100%.

Ti spiegherò esattamente cosa voglio dire prossimamente.

Si tratta di fare un po’ di allenamento. Col cervello, con gli occhi e con le orecchie.

 

Tutto quello che ho detto in questo post è solo un’introduzione. Ogni argomento che ho accennato merita di essere approfondito con calma ed è quello che farò. Alcune cose fra quelle che ho detto le sapevi già, o nessuna, o tutte. Ma volevo partire proprio dalle basi per fornire, intanto, degli strumenti per capire, giudicare e apprezzare meglio il cinema.

Il punto non è trasmetterti nozioni ma passione, farti vedere un film come lo vede una persona appassionata di cinema e farti provare lo stesso entusiasmo.

Questa è la mia più grande aspirazione.

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