FORMA VS CONTENUTO. OVVERO: COME HO IMPARATO A NON PREOCCUPARMI DEL CONTENUTO E AD AMARE LA FORMA

Nell’ultimo post avevo accennato al discorso sull’importanza che si dovrebbe dare alla storia raccontata in un film. Ora è il momento di discuterne sul serio.

La più bella storia della storia dell’universo può diventare un film brutto, una canzone brutta, un libro brutto, se raccontata male. E la storia più banale può diventare un capolavoro cinematografico, musicale, letterario, se raccontata bene.

Se contasse di più il cosa (il contenuto, il messaggio, la morale, la storia), non esisterebbe l’arte, l’arte come la conosciamo, l’arte come mezzo espressivo.

Mezzo espressivo…

Vogliamo vedere cosa significa?

Mezzo espressivo: il mezzo proprio di ciascuna arte, come ad es. il colore per la pittura, la parola per la letteratura, ecc.             (Dizionario De Mauro)

 

Dunque, un artista esprime un cosa, ma è il come che fa della sua opera un’arte.

Il come è il mezzo espressivo.

Il come dà vita alla diversità.

Nell’arte il come è bello o brutto, non il cosa.

 

Non sono solo io a dirlo. Leggi Esercizi di stile di Raymond Queneau. La stessa cosa può essere raccontata in almeno 99 modi diversi.

 

 

Il contenuto è il cosa. La forma è il come.

Un libro parla di qualcosa, ma il modo in cui è scritto è ciò che lo rende un buon libro, un libro che non riusciamo a finire o un capolavoro della letteratura.

Una canzone vuole esprimere un concetto, magari il più profondo di sempre, ma se musicalmente non ci piace non diventerà mai la nostra canzone preferita.

Lo stesso vale per tutte le forme d’arte.

Quante nature morte sono state dipinte? Cosa conta di più, quanti acini d’uva appaiono e se l’uva in questione è bianca o nera, o come l’artista ha deciso di riprodurre l’immagine dell’uva, e cioè lo stile? Cosa conta di più, il cosa o il come?

Quante chiese esistono al mondo? Sbaglio o la loro funzione è sempre la stessa? Il messaggio, il cosa è sempre lo stesso? Allora perché ci sono chiese più visitate di altre, chiese più fotografate di altre, chiese più famose di altre? E ci sono chiese visitate e fotografate da persone non cristiane o addirittura non religiose?

 

Lasciamo stare le chiese. E lasciamo stare anche libri, canzoni e quadri.

Parliamo di cinema.

Un film è un mezzo espressivo. È un come.

Un film racconta una storia. Certo.

La storia è il cosa, il racconto è il come.

Dunque, la storia coincide con la trama.

Il racconto coincide con il modo in cui è stato volutamente deciso di raccontare sullo schermo questa storia/trama.

Quando ho detto che non bisogna perdersi nella storia al 100% non intendevo che bisogna seguirla al 73% o al 19%, intendevo che se prestiamo alla vicenda il 100% della nostra attenzione ci stiamo perdendo il film in quanto opera d’arte cinematografica. Ci scorre davanti e noi lo riceviamo passivamente.

L’obiettivo dovrebbe essere quello di riuscire a recepire tutto al 100%.

O almeno questo è l’obiettivo di ogni persona che si definisce appassionata di qualcosa.

Se la cosa più importante fosse la storia, Psycho di Hitchcock e Psycho di Van Sant sarebbero lo stesso film, non credi? Se la cosa più importante fosse la storia, come inizia, come si svolge, come finisce, potresti tranquillamente leggere la trama su internet e pensare di conoscere il film, o dire ai tuoi amici di conoscerlo.

Perché vuoi vederlo? Perché insisti col voler vedere questo benedetto film?

Se la tua risposta è “Perché voglio vedere una storia, sapere cosa succede e come finisce. Altrimenti tanto vale non guardare il film.” la mia controrisposta è “Se ti interessa solo sapere cosa succede  e come va a finire la storia, non guardare il film.”

 

Se non ti sei rivisto in questa risposta allora possiamo essere amici e ho ancora tante cose da dirti.

Dunque…

Non sto dicendo che la storia non ha nessuna importanza.

Sto dicendo che bisogna darle la giusta importanza. Che varia da film a film.

 

Una volta, parlando di Inglourious basterds di Quentin Tarantino, un mio amico mi ha detto che il film non gli era piaciuto affatto , anzi ha proprio detto fantozzianamente che fosse una ca****. E ha motivato solo dicendo che la storia era una ca**** perché era una storia improbabile. Non ha aggiunto altro.

Disarmante. Letteralmente. Non sapevo da dove iniziare, avevo così tante cose da dire che non ho detto niente.

 

Questo è il problema di pensare che film=storia.

Allo stesso modo ho sentito persone dire di un film che fosse un capolavoro perché raccontava la storia più bella di sempre, anche se tecnicamente era un po’ scarso.

Cioè…

È come dire, tornando a un esempio pittorico, che “quel” quadro con i girasoli sia bello perché “Oddio i girasoli sono i miei fiori preferiti” e non per le pennellate uniche e lo stile personalissimo di Van Gogh.

Faccio esempi estremi per rendere meglio l’idea.

Non voglio essere fraintesa. Non voglio farti perdere la capacità di emozionarti e farti, invece, guardare i film d’ora in poi con distacco e freddezza.

Al contrario, voglio farti conoscere nuovi modi per emozionarti. Per emozionarti molto di più.

 

Sai cos’è la sospensione dell’incredulità?

È quel fenomeno secondo cui lo spettatore, una volta calato il buio in sala, è disposto automaticamente a credere a tutto quello che vedrà sullo schermo. Entrerà in quel mondo immaginario, che sia ambientato sulla Terra o sulla Luna, che sia popolato da soldati o da elfi.

Credi non valga anche per me?

Certo che sì.

So che hai pensato per tutto il tempo che secondo te il cinema esiste, prima di tutto, per emozionare.

È quello che penso anch’io. Believe it or not.

La differenza, rispetto a chi segue solo la storia e non fa a caso a nient’altro, è che io mi emoziono per la storia (quanto lui/lei, di più, di meno, dipende…), per la bellezza del bianco e nero o dei colori, per la potenza estetica ed espressiva delle immagini, per il modo sinuoso o ritmico con cui si muove la macchina da presa, per le variazioni della colonna sonora, per le combinazioni che il montaggio crea con le immagini e con i miei pensieri.

 

Il punto è, come in qualsiasi forma d’arte, rispettare e onorare le intenzioni dell’artista.

Ho detto prima, infatti, che l’importanza rispettiva di forma e contenuto varia da film a film.

Non guardo allo stesso modo Gran Torino di Clint Eastwood e Chelovek s kino-apparatom di Dziga Vertov. Il primo è un film narrativo e l’altro è un film puramente formalista. Così come non si può guardare allo stesso modo un quadro di Monet e uno di Kandiskij. Così come non si può leggere e valutare allo stesso modo un’opera di Flaubert e un’opera di Beckett. Ho citato esempi che sono agli estremi, ma il concetto vale sempre.

Ci sono film più narrativi in cui il regista vuole, più di ogni altra cosa, trasmettere un messaggio o far immedesimare lo spettatore in una storia e usa uno stile “invisibile”, con un ordine perfettamente cronologico, tecniche realistiche, ecc. Come, per l’appunto, Clint Eastwood e tantissimi suoi colleghi.

Ci sono film in cui il regista “sfrutta” una storia per esprimersi e dare sfogo alla sua creatività e realizzare un’opera d’arte complessa, prevalentemente estetica. Sono degli esempi le opere di Hitchcock, Lang, Fellini, Fincher, Anderson e di tantissimi altri.

Ci sono anche film di registi “bastardi” che provocano gli spettatori perché la loro intenzione è, oltre quella di esprimersi, di spronare e acculturare il pubblico medio o a volte di fare un film solo per “intenditori” e non per il pubblico medio. Qualche esempio? Buñuel, Resnais, Tarantino, Lynch, anche Sorrentino ultimamente. E altri ancora.

 

Collegato a questo discorso c’è quello del significato e del senso. Che non sono la stessa cosa.

Un film ha sempre senso, anche se non ha un chiaro significato.

Il senso è la sua stessa essenza di opera d’arte, di opera creativa.

Guarda L’année dernière à Marienbad di Alain Resnais. È uno di quei film per cui non esistono spoiler. Non sto dicendo che non c’è un significato ma… Prova a seguire la storia. Prova a dargli un senso più grande rispetto a quello che i tuoi occhi vedono e quello che le tue orecchie sentono. È cinema, è arte nella sua forma più alta, è bellezza allo stato puro.

Nella didascalia iniziale (non presente in tutte le edizioni) de El ángel exterminador, Luis Buñuel ha scritto “Se il film che vedrete vi sembrerà enigmatico o incoerente, anche la vita lo è. È ripetitivo come la vita e, come la vita, soggetto a molte interpretazioni. L’autore dichiara di non aver voluto giocare su dei simboli, almeno coscientemente. Forse la migliore spiegazione per L’Angelo Sterminatore è che, ragionevolmente, non ve n’è nessuna.”

A volte il senso si presenta chiaramente ai nostri occhi.

A volte il senso è sospeso (come dice Roland Barthes).

E a volte il senso si manifesta nella sua “assenza”.

 

Per questo dobbiamo capire con che artista abbiamo a che fare e con che opera abbiamo a che fare.

Naturalmente, non dobbiamo mai dimenticarci della nostra soggettiva interpretazione, del nostro pensiero critico e del nostro gusto personale.

Capita di vedere un film e non apprezzarlo per questo o per quest’altro motivo. Capita anche di vedere un film e non coglierne il senso, cioè non cogliere le intenzioni dell’artista. Non può piacere tutto a tutti.

Ma è inutile andare sempre alla ricerca di un significato, o di un senso. Perché chiedersi sempre “Cosa significa questa scena? Qual è il senso di questo film? Cosa vuole dirci questo film?”? Quando ti si formano in testa spontaneamente queste domande, molto probabilmente ciò che vuole dirci quel film è “Guardatemi. Guardate quanto sono bello”. Questo è il senso.

Spesso bisogna soltanto lasciarsi andare. Lasciarsi andare alla bellezza.

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