4 MOTIVI PER NON GUARDARE PIÙ FILM DOPPIATI

Porto avanti questa crociata da quando… da sempre.

Ho litigato con chiunque per questo motivo. Con mio fratello, con i miei genitori, amici, parenti, serpenti e conoscenti. Quante cene finite male, quanta bile in eccesso, quanti gentili inviti a recarsi nella destinazione esotica più affollata dell’universo…

Ora, una volta per tutte, dirò quello che ho da dire riguardo al doppiaggio Vs lingua originale così, d’ora in poi, posso mandare le persone in un altro posto, un posto migliore… questo post.

Provo a farla breve. Ecco i 4 principali motivi per cui devi smettere di guardare film doppiati:

 

                                                                       1. È UNA COSA FASCISTA

 

Non vorrei assolutamente parlare di politica, credimi.

Però è giusto che tu sappia.

Qui non si tratta di schieramenti politici, si tratta di libertà, di libertà negate e di ignoranza imposta. Ed è giusto che tutti sappiano.

Ti starai chiedendo “Che c’entra il fascismo?”. Lascia che ti spieghi.

Uno dei comandamenti del regime fascista (come di tutti i regimi nazionalisti) era la preservazione della lingua nazionale. Questo comandamento si estendeva a tutti i campi, cinema compreso.

Negli anni ’20 l’Italia era uno dei paesi in cui si distribuivano più film hollywoodiani. Una volta insediatasi la dittatura fascista, fu emanata una legge contro l’arrivo e l’imposizione di lingue straniere. E, finché il cinema era muto, andava tutto bene perché bastava tradurre in italiano le didascalie.

Quando ci fu l’avvento del sonoro, la soluzione escogitata inizialmente dal regime fu quella di far diventare muti i film parlati tagliando i dialoghi e sostituendoli con didascalie in italiano. Le scene parlate molto lunghe venivano eliminate del tutto dal film.

Quindi fino al 1930 si tirava avanti così, anche perché in Italia le sale attrezzate per il sonoro erano ancora pochissime.

Nel 1932 fu inventato il doppiaggio.

All’inizio le major hollywoodiane doppiavano i loro stessi film per distribuirli all’estero, ma l’inflessione americana si sentiva fin troppo.

Dopo qualche mese, allora, il regime emanò alcune leggi che imponevano il doppiaggio dei film nella nazione in cui venivano distribuiti.

“E perché Hollywood accettava questi compromessi se il doppiaggio è così tanto un male?”

Per sua maestà il denaro, è ovvio.

Le major hollywoodiane dovevano vendere le pellicole in più paesi possibili per guadagnare e poter continuare a produrre film, no?

Dunque, da qui avrà inizio la golden age del doppiaggio italiano, che continuerà anche dopo la caduta del fascismo.

Il doppiaggio si consolidò così tanto che venivano doppiati in italiano anche i film italiani con attori italiani, cosa che verrà impedita dagli anni ’60 (brutto colpo per tutti quei registi che erano soliti far dire agli attori frasi a caso per poi sistemare tutti i dialoghi con calma in post-produzione).

E si consolidò così tanto che ormai si parla di “industria” del doppiaggio italiano.

“Sì, infatti in Italia abbiamo i migliori doppiatori del mondo”

No.

La questione è diversa, ed è molto più complessa.

Questa frase l’abbiamo sentita dire così tante volte che ormai la diamo per vera. Ma qual è la verità dietro questa affermazione?

La verità è che il doppiaggio esiste ormai in pochissimi paesi e in nessun altro paese è arrivato a costituire un vero e proprio settore economico, come è successo in Italia.

In Italia si è sviluppato per ragioni, come abbiamo visto, tutt’altro che encomiabili.

L’uso o il non-uso del doppiaggio non può essere, infatti, considerato separato dalle condizioni politiche e culturali di una nazione. In Europa i paesi in cui ancora esiste il doppiaggio, oltre l’Italia, sono la Francia, la Spagna, la Germania e l’Austria, guarda caso i paesi più coinvolti dai nazionalismi e dalle occupazioni durante la seconda guerra mondiale. Nei paesi dell’ex Unione Sovietica è diffusa la pratica della voice-over per i film stranieri, una voce narrante russa che copre tutti i dialoghi. I paesi in cui tutti i film vengono ancora oggi distribuiti solo doppiati sono pochissimi e, se vai a cercarli, vedrai che sono paesi in cui la democrazia e la libertà fanno ancora fatica a manifestarsi davvero.

L’attore francese Vincent Cassel ha dichiarato che il doppiaggio in Italia è una mafia, che anche in Francia ancora i film vengono doppiati ma la maggior parte della gente non guarda più film doppiati.

In Italia non ci è data neanche questa possibilità di scegliere, sono una rarità le sale cinematografiche in cui vengono proiettati film in lingua originale.

A questo punto mi sembra doveroso affermare che… grazie al razzo che noi abbiamo i migliori doppiatori del mondo! Evviva.

 

                                                            2. I SOTTOTITOLI VENGONO IN PACE

 

“Quindi mi stai dicendo che vedere un film sottotitolato è meglio che vedere un film doppiato?”

Sì.

Certo, leggere dei sottotitoli può distrarti dalle immagini e può disturbare le immagini.

Può…

In realtà se i sottotitoli sono fatti bene, basta solo abituarsi.

Come diceva Aristotele “L’abitudine diventa come qualcosa di innato”.

I motivi per cui leggere i sottotitoli ti fa distrarre troppo dal film sono due:

  1. Leggi poco. E leggi lentamente, dunque. Non voglio stare qui a parlare dell’importanza di leggere. È come stare lì a dire quanto fa male fumare. Tutti lo sanno. Lo so io e lo sai tu.
  2. Non sei abituato ai sottotitoli.

“Non ci riesco a guardare i film con i sottotitoli. Ogni volta che ci provo mi bruciano gli occhi, mi confondo, non seguo le immagini, mi viene mal di testa, mi muore il gatto, si slacciano le scarpe…”

Ho sentito di tutto.

Il punto non è che non credo alle persone quando mi dicono di fare fatica a guardare un film sottotitolato. Io ci credo.

Ma…

Se fossi nato in un paese in cui non esiste il doppiaggio e fossi stato abituato fin da bambino a guardare film e programmi tv con i sottotitoli?

No ti prego, fai rispondere me.

Se questo fosse il tuo caso i sottotitoli ti sembrerebbero la norma e se, a un certo punto della tua vita, ti imbattessi in un film doppiato ti sembrerebbe un assurdo abominio.

Certo guardare un film doppiato può risultare meno impegnativo rispetto a un film sottotitolato.

Ecco qual è il vero problema. Pigrizia.

La soluzione?

Leggi tanto e datti il tempo di abituarti ai sottotitoli. All’inizio ti darà fastidio, ne sono sicura. Ma non gettare la spugna, continua e ti darà sempre meno fastidio fino a diventare la normalità.

E sappi un’altra cosa.

Esistono delle vere e proprie regole per realizzare i sottotitoli.

Io stessa qualche anno fa ho frequentato un workshop a Roma per la traduzione dei dialoghi e la scrittura/impostazione dei sottotitoli.

Purtroppo capita di trovare film in cui i sottotitoli non sono il massimo, o perché hai scaricato il film da internet e i sottotitoli sono stati aggiunti amatorialmente, o il colore e il contorno sono stati scelti male, o sono troppo lunghi o troppo brevi.

Infatti, riconosco che spesso non vengono rispettate le regole di cui parlavo. Non sono regole complicate, ma se non vengono seguite si danneggia il film e lo spettatore.

Quando in Italia finalmente si deciderà di distribuire nelle sale film sottotitolati, oltre che doppiati, migliorerà la qualità dei sottotitoli (e come bonus ci sarà qualche opportunità di lavoro in più per un bel po’ di persone).

 

                      3. GRAZIE AL DOPPIAGGIO GLI ITALIANI NON SANNO PARLARE L’INGLESE

 

Eh già…

Siamo arrivati dove dovevamo arrivare.

Grazie al doppiaggio gli italiani non sanno parlare l’inglese.

Grazie doppiaggio, grazie davvero.

Possiamo tranquillamente dire che in questo ha vinto il fascismo, nessuna lingua straniera si è imposta nel nostro paese. Il nostro italiano è stato preservato (male, a mio avviso), ma a quale costo?

Il prezzo che stiamo pagando ancora oggi, come una accisa, è il fatto di essere uno dei pochissimi paesi al mondo a non essere bilingue.

Ormai praticamente in tutti i paesi l’inglese è capito e parlato dalla maggior parte della popolazione.

In Italia no.

Perché?

  • Il sistema scolastico lascia a desiderare. Le lingue straniere vengono insegnate con metodi inutili, per usare un eufemismo.

 

  • A causa del doppiaggio.

 

Tralasciamo il primo punto, anche se mi sta molto a cuore, perché non voglio andare fuori tema.

Perché il doppiaggio è una delle principali cause del fatto che gli italiani non sono bilingue come quasi tutti gli altri essere umani?

Adesso provo a spiegartelo con calma.

Dunque…

L’inglese è la lingua internazionale, giusto?

E su questo non ci piove.

L’inglese è anche la lingua della maggior parte dei film, serie tv, cartoni animati, eccetera visti in Italia, o no?

Mi sa proprio di sì.

Bene, a questo punto si tratta soltanto di fare 2+2…

Per imparare davvero una lingua bisogna immergersi totalmente nel contesto linguistico. Guardare film e programmi tv in una lingua straniera ha un impatto fortissimo sul nostro apprendimento.

Il cervello non può fare a meno di assorbire.

A qualunque età.

Questo è il motivo principale, insieme a un adeguato metodo di insegnamento scolastico, grazie al quale praticamente in tutti gli altri paesi la gente capisce l’inglese parlato.

Ti conviene credermi. È così che sono diventata bilingue.

 

                                                      4. DOPPIARE = CENSURARE + FALSIFICARE

 

Doppiare è censurare.

Ho visto una miriade di film in lingua originale e ne ho visti un’altrettanta miriade doppiati, vuoi o non vuoi.

La mia esperienza in materia è enorme.

Quindi parlo con cognizione di causa.

Ci sono tantissimi film di cui conosco a memoria sia la versione originale sia la versione doppiata.

Posso dirti con assoluta tranquillità che la percentuale di film doppiati perfettamente fedeli all’originale è davvero bassa.

Questo perché tradurre perfettamente un dialogo in un’altra lingua e, contemporaneamente, farlo combaciare a livello tempistico con la durata della battuta pronunciata da un attore è un’impresa molto più complicata di quanto si possa pensare.

Soprattutto quando si tratta di proverbi, battute, espressioni idiomatiche, giochi di parole.

Ogni lingua è unica.

Troppo spesso sento doppiaggi che inventano dal nulla battute che non ci sono, che sostituiscono frasi con un preciso significato con frasi del tutto diverse.

“E che cambia con i sottotitoli?”

Se ci sono battute o giochi di parole intraducibili si cerca di renderle al meglio nei sottotitoli (a volte gli addetti ai sottotitoli riescono a aggiungere qualche spiegazione necessaria), è pur sempre un compromesso. Ma è un giusto compromesso.

I sottotitoli non devono rispettare i movimenti delle labbra degli attori.

Coprire una battuta difficile da tradurre con una battuta del tutto diversa, invece, non è un compromesso. È una menzogna. È una presa in giro.

La cosa peggiore?

Quando il doppiaggio edulcora o peggio ancora censura.

Nel 2016, perché edulcorare le battute o censurarle modificandole?

Domanda retorica…

Se già non lo sapessi, sappi che se guardi serie tv la situazione peggiora, perché il doppiaggio spesso è curato dalle stesse reti televisive che le trasmettono in Italia.

Gli episodi dei Simpson o dei Griffin, che vengono trasmessi su Italia1, vengono doppiati modificando gran parte delle battute e edulcorando il linguaggio. Invece di alterare le serie tv, sarebbe più sensato tradurre i dialoghi in maniera fedele e mandarle in onda in altre fasce orarie. O, se non vi piacciono i dialoghi originali, non trasmettetele o create una serie tutta vostra!

Frasi retoriche anche queste…

Ti faccio un esempio eclatante, ma non di certo raro.

In un episodio della serie tv americana How I met your mother uno dei protagonisti dice questa battuta “Italy doesn’t need something that is wrinkled, red and leaky, and smells like booze and narcotics. They’ve already got former Prime Minister Silvio Berlusconi.” che dovrebbe suonare in italiano all’incirca così: “L’Italia non ha bisogno di qualcosa di raggrinzito, rosso e che perde (incontinente), e odora di alcol e droghe. Hanno già l’ex primo ministro Silvio Berlusconi.”

Sai com’è stata tradotta da Mediaset?

“L’Italia non ha certo bisogno di una cosa raggrinzita, rossa e logora, macchiata di alcol e droghe varie. Hanno già abbastanza problemi con chi governa il paese.”

Ma come mai???

Con i sottotitoli non si può fare una censura del genere. Lo sentiresti, comunque, con le tue orecchie il nome di Silvio Berlusconi.

Se guardiamo una serie tv o un film straniero e ci sono battute sugli italiani o sull’Italia non abbiamo bisogno di essere protetti. Siamo grandi ormai.

E se guardiamo una serie tv o un film straniero e ci sono riferimenti a persone, fatti, luoghi che fanno parte della cultura di quel paese e che noi non cogliamo, non fa niente.

Per i nostri riferimenti culturali c’è la nostra personale conoscenza, per tutto il resto c’è Google.

Sì ok, hai sentito una battuta e non ti ha fatto ridere perché non l’hai capita, perché non sai a chi o a cosa si riferisce. Non fa niente. Sii curioso, vai a cercare quel riferimento e la capirai. E la prossima volta riderai. E… saprai una cosa in più!

È un’occasione per conoscere cose nuove e allargare i tuoi orizzonti.

Non accontentarti mai delle cose che conosci.

 

Doppiare è falsificare.

Parliamo solo di cinema adesso. Sei qui per questo, no?

Che intendo quando dico che doppiare è falsificare? Intendo esattamente quello che significa. Letteralmente.

Un film doppiato è un falso. Doppiare è alterare l’opera.

Il film è quello, se vuoi vederlo.

Ti dico a cosa è paragonabile il doppiaggio di un film.

Pensa al tuo gruppo preferito, al tuo cantante preferito. Facciamo che stai pensando ai Led Zeppelin. Come sarebbe ascoltare le canzoni dei Led Zeppelin con la voce di Robert Plant doppiata da un cantante italiano e il testo tradotto in italiano?

Domanda retorica anche questa…

Starai pensando “Ma che c’entra? Non è la stessa cosa.”

È la stessa cosa.

Pensi che sto esagerando? Gabriele Muccino ha detto che vedere i film doppiati è come spararsi in bocca. Pensa un po’.

Non sto esagerando, fidati.

Se guardi A clockwork orange (Arancia meccanica) doppiato in italiano, stai guardando un falso.

Prova a pensare l’inverso.

Se negli altri paesi guardassero La vita è bella, La ciociara, La dolce vita, I vitelloni, Bianco, rosso e Verdone, e tutti i film italiani (romani, napoletani, romagnoli, siciliani, ecc.) doppiati, ti starebbe bene?

Io non credo. E se ti stesse bene non sarebbe una cosa accettabile.

Se il tuo film preferito fosse, che so, Baària di Giuseppe Tornatore e vedessi una versione interamente doppiata in mongolo?

Anche se non si capiscono le parole, sentire la differenza fra gli accenti e i dialetti dei vari personaggi è importantissimo.

E ancora più importante è sentire la vera voce degli attori.

Nel film Her (Lei) di Spike Jonze l’attrice “protagonista” è Scarlett Johansson. Solo che interpreta il sistema operativo di un computer, quindi nel film non si vede mai l’attrice ma si sente soltanto la sua voce. Se ti guardi la versione doppiata che fine fa Scarlett Johansson?

Il tuo attore preferito è Al Pacino? Hai visto tutti i suoi film, ma solo doppiati? Non hai mai sentito recitare Al Pacino, quindi non puoi dire che sia il tuo attore preferito.

Credo che la voce di un attore sia un dettaglio poco trascurabile.

Così come se il tuo film preferito è Pulp Fiction e lo sai a memoria ma l’hai sempre e solo visto doppiato in italiano, non hai mai visto Pulp Fiction. Hai sempre visto la versione contraffatta, la versione tarocca.

È un insulto. All’opera e alla tua intelligenza.

Gli italiani sono famosi anche all’estero per il doppiaggio. In senso negativo, però.

Quentin Tarantino ama l’Italia, gli italiani e il cinema italiano. Ma non sopporta questa abitudine che abbiamo di guardare i film doppiati.

Il suo Inglourious basterds è una “bastardata” in tutti i sensi, perché, fra le altre cose, ha voluto lanciare una sorta di invettiva contro il doppiaggio e una difesa nei confronti dei sottotitoli. Inglourious basterds è un film in 5 lingue (tedesco, francese, inglese, americano e italiano), perché è ambientato durante la seconda guerra mondiale. Ogni personaggio e ogni lingua ha pari importanza nell’economia del racconto. Nella versione originale (americana) i dialoghi in francese, tedesco e italiano sono sottotitolati in inglese, naturalmente. Nella versione francese sono sottotitolati i dialoghi in tutte le altre quattro le lingue, in quella tedesca idem, in tutti gli altri paesi sono sottotitolati tutti i dialoghi.

Nella versione distribuita in Italia sono stati doppiati in italiano tutti i dialoghi a parte quelli in tedesco, sono state doppiate anche quelle poche battute in italiano. Una scelta arbitraria? Forse. O forse si è deciso di mantenere come straniera la lingua tedesca per differenziarci dai cattivi e schierarci dalla parte dei buoni in un episodio storico in cui purtroppo non siamo stati buoni. Chi lo sa?

Nella versione italiana di The Godfather (Il padrino) di Francis Ford Coppola sono stati doppiati tutti i dialoghi, anche quelli in italiano e quelli in siciliano. Credo che per un fan siciliano di Al Pacino non ci possa essere cosa più bella che sentire il proprio attore preferito recitare nel proprio dialetto. Eppure a nessuno (o quasi, spero) dispiace sentire la voce di una persona che non è Al Pacino.

Questi, come tantissimi altri, sono film la cui struttura narrativa e drammaturgica si gioca sulle differenze linguistiche, cosa che il doppiaggio annulla.

Ma anche i film con una sola lingua e un solo accento vanno visti per quello che sono. Per come sono stati pensati e realizzati.

Non si deve alterare l’opera finita di un artista.

 

 

A questo punto, sento nell’aria un’obiezione…

“Se doppiare è sbagliato perché altera l’opera, che va fruita per come è stata pensata e realizzata dall’artista, allora non dovrebbero esistere nemmeno le traduzioni dei libri stranieri?”

Naturalmente, la versione originale è preferibile. Sempre.

La Divina Commedia non è più la Divina Commedia tradotta in portoghese, o in finlandese.

The picture of Dorian Gray non è più The picture of Dorian Gray tradotto in italiano.

Non ci sono dubbi su questo.

È quello che penso.

Ma di sicuro non penso che la Divina Commedia debba essere letta solo da persone che capiscono l’italiano e The picture of Dorian Gray solo da persone che capiscono l’inglese.

Tutti devono conoscere e godersi l’arte.

In questi casi, di diversità linguistica, bisogna trovare un compromesso. Il migliore possibile.

Che come ho già detto, nel caso dei film, non è il doppiaggio ma la versione originale con i sottotitoli. Il corrispettivo della traduzione di un’opera letteraria sono i sottotitoli, non il doppiaggio.

Un libro ha una sola dimensione testuale, la parola scritta.

Un film è un’opera multitestuale, la traccia video con tutti i suoi elementi e la traccia audio con tutti i suoi elementi.

I problemi di traduzione (“localizzazione”) restano, ma andare ad alterare un singolo elemento e reinserirlo all’interno dei vari livelli che compongono un film, capisci bene che è tutto un altro crimine.

Perché capita, tra l’altro, che il budget per realizzare il doppiaggio di un film è così basso che i dialoghi vengono registrati e sincronizzati in poco tempo, eliminando effetti e rumori di sottofondo, e con voci soltanto frontali, cioè che sembrano provenire dallo stesso luogo anche se i personaggi sono in punti diversi dello spazio e parlano da distanze e angolazioni diverse.

Capita fin troppo spesso (a dire il vero quasi sempre) che l’inserimento dei dialoghi in italiano alteri l’equilibrio tra i volumi delle varie tracce della colonna audio o il volume del film nel suo insieme. Se non è contraffazione questa…

E, proprio per il fatto che gli italiani non sanno parlare l’inglese, nel 99,9% dei casi le traduzioni dei dialoghi sono fatte a mazzo di pane.

Ok, mi sa che ho detto più o meno tutto quello che volevo dire.

Lo so, non sono stata per niente breve.

Se ce l’hai fatta a leggere fin qui, grazie. E complimenti.

Ora pensa a quale dei 4 motivi ti ha convinto di più e smettila di guardare film doppiati.

 

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