CINEMA E PITTURA (PARTE PRIMA)

 

Ho voluto fare un gioco.

Un gioco a cui mi sono sfidata da sola.

Ho voluto trovare uno o più film che mi ricordano, per i motivi più disparati, una corrente pittorica.

Per ogni accostamento spiegherò i motivi ma non mi soffermerò a parlare dei film che ho scelto.

Il punto di partenza è il periodo storico in cui è stata inventata la fotografia, che può essere considerata l’arte intermedia tra la pittura e il cinema, e ho, quindi, voluto iniziare con l’impressionismo. Da qualche parte dovevo pur iniziare.

Ho lasciato fuori da questa selezione/gioco un bel po’ di correnti pittoriche, per cause di forza maggiore. La maggior parte di quelle che ho tralasciato rientra in correnti diciamo “minori”, ma ho dovuto anche escluderne alcune molto importanti, ad esempio l’astrattismo, perché non volevo fare forzature né barare: il cinema astratto è stato una delle avanguardie del cinema francese degli anni venti (insieme al cinema cubista, dadaista e surrealista), nata in seno al corrispondente movimento pittorico, ma sarebbe stato troppo facile giocare in questo modo; sarebbe stato come farsi un solitario a carte truccando il mazzo.

 

Ho deciso di dividere il post in due parti per non renderlo troppo lungo. Il prossimo venerdì pubblicherò la seconda parte.

 

Let’s go, shall we?

 

 

IMPRESSIONISMO

Le principali caratteristiche del movimento impressionista sono: l’orientamento realista; la preferenza per i paesaggi; il lavoro en plein-air, cioè dipingere all’aria aperta con la luce naturale; lo studio dei rapporti tra i colori, specialmente quelli complementari; il rifiuto dell’arte accademica dei Salons ufficiali. Gli impressionisti vogliono dimostrare che l’esperienza della realtà/immagine che viene impressa dal pittore sulla tela è un’esperienza artistico-culturale completa e legittima, non sostituibile con altri tipi di esperienze. L’intenzione principale è quella di rendere la percezione, la sensazione visiva nella sua immediatezza.

In base a queste caratteristiche mi viene subito in mente la Nouvelle Vague francese: avversione per i mezzi e lo stile del cinema “commerciale” dell’epoca, soprattutto la produzione di maggior peso e cioè quella hollywoodiana (siamo sul finire degli anni cinquanta); riprese in esterni alla luce naturale del giorno; filmare la realtà. Molti dei film della Nouvelle vague sono in bianco e nero, ma per poter associare un film ai più famosi quadri impressionisti, dovevo necessariamente sceglierne uno a colori. E ho scelto Conte de printemps (Racconto di primavera, 1990) di Eric Rohmer che somiglia tanto ai quadri di Claude Monet.

 

 

 

 

POST-IMPRESSIONISMO

Il Post-impressionismo o Neo-impressionismo vuole andare oltre le intenzioni dell’Impressionismo, dando un fondamento scientifico al processo pittorico e a quello visivo. I pittori post-impressionisti danno un’importanza strutturale alla materia-colore. Questo movimento può arrivare ad abbracciare diversi stili e diversi pittori. Si possono fare rientrare nel macro-movimento post-impressionista: il pointillisme, il divisionismo, molte opere di Cézanne, Van Gogh e Toulouse-Lautrec. Sia che si tratti di puntini, di piccoli trattini, di tratti a matita o di pennellate, dietro c’è sempre un uso “scientifico” del colore. Il Post-impressionismo fa proprie le teorie ottiche e le teorie sui contrasti simultanei dei colori.

Guardando le opere di questi artisti, a me vengono in mente, cinematograficamente parlando, i film animati in stop-motion. Non tutti intendiamoci. Anzi ce n’è uno che mi viene subito in mente. Lo vedo forte e chiaro: Fantastic Mr. Fox (2009) di Wes Anderson.

 

 

 

 

SIMBOLISMO

Il Simbolismo è quella corrente pittorica che fa emergere, nella realtà-oggetto del quadro, degli elementi che appartengono al mondo dello spirito e dalla fantasia, elementi che non possono essere visti con gli occhi. Si può dire che il Simbolismo è stato il movimento che ha anticipato il Surrealismo. Uno dei più grandi esponenti, se non il più grande, è Odilon Redon. Non so se c’è effettivamente una ragione oggettiva (giudica tu) ma, a me, la maggior parte delle opere di Redon ricorda Sen to Chihiro no kamikakushi (La città incantata, 2001) di Miyazaki.

 

 

 

 

 

 

 

ESPRESSIONISMO

Ho già detto che non mi piace barare. E, proprio perché non mi piace barare, non parlerò del cinema espressionista che tutti conosciamo, che spero tutti amiamo e che, ovviamente, si rifà all’espressionismo pittorico. Ho voluto sforzarmi e scavare nell’archivio delle mie conoscenze cinematografiche, per trovare un film che mi ricordasse i quadri del mio pittore espressionista preferito, Kirchner. I film espressionisti erano, per ovvi motivi, in bianco e nero, ma i quadri espressionisti sono a colori, colori molto forti, con un elevatissimo contrasto. L’Espressionismo è, in un certo senso l’opposto dell’Impressionismo: questo restituiva un’immagine che dall’esterno arriva all’interno, agli occhi e al cervello, mentre gli espressionisti creano delle immagini che partono da dentro e vanno verso fuori. Le opere espressioniste sono di grande impatto proprio per questo motivo, il pittore esprime un’emozione, uno stato d’animo, una condizione distorcendo l’intera immagine, colori, forme e ambiente. Pensare a un film, che non fosse espressionista, con uno stile visivo molto espressivo, dai colori estremamente forti e, soprattutto, in cui l’ambiente è come influenzato dalle emozioni del protagonista, non è stato per niente facile. Alla fine mi è venuto in mente Paris, Texas (1984) di Wim Wenders.

 

 


 

 

 

 

To be continued…

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