PERCHÉ HITCHCOCK È IL PIÙ GRANDE REGISTA DI SEMPRE

 

Nel caso non si fosse capito, Alfred Hitchcock è il mio regista preferito.

È un’affermazione assoluta eppure a me suona riduttiva.

Per me Hitchcock è molto di più… è il regista che rappresenta alla perfezione i miei gusti e tutte le mie teorie sul cinema… Hitchcock è la mia anima cinematografica gemella.

Non posso esprimere tutto quello che avrei da dire e che c’è da dire su Sir Alfred Joseph Hitchcock in un post e senza una sala, uno schermo, un proiettore, un impianto audio… Quindi proverò a riassumere i principali motivi per cui “Hitch” è, per me, il miglior regista di sempre e, più in generale, Il Maestro del Cinema.

 

MAESTRO DEL BRIVIDO

Hitchcock è conosciuto per aver girato quasi esclusivamente thriller, anzi si può dire che abbia inventato il genere. Ma i suoi thriller sono diversi dagli altri.

La cosa che li rende diversi è la suspense.

Nei film in cui si deve svelare un mistero o scoprire chi è l’assassino (come nei cosiddetti film whodunit) non c’è alcuna suspense, c’è solo curiosità, non c’è emozione, non c’è tensione.

La suspense non coincide con la paura, può esserci suspense senza alcun sentimento di paura.

Per ottenere un effetto di suspense, il pubblico deve essere iper-informato sui fatti, più informato dei personaggi coinvolti.

Faccio un esempio per spiegare più facilmente il concetto: se durante la scena di una partita di poker scoppia una bomba, lo spettatore può provare emozioni forti, ma solo nel momento in cui scoppia la bomba; se durante la stessa scena la macchina da presa scende verso il basso e fa vedere allo spettatore che sotto il tavolo c’è una bomba con un timer che segna 12 minuti e 36 secondi… 35… 34… 33… 32… 31… la m.d.p. sale e i nostri personaggi continuano a giocare a poker ignari della bomba… ecco, questi sarebbero 12 minuti di suspense. Come si svolge la partita, cosa si dicono i personaggi, qualunque altra cosa succede nella stanza, è secondario, non potrà annullare né attenuare la tensione dell’attesa che il countdown del timer arrivi a zero, può solo aggiungere altra carne sul fuoco tramite qualche espediente drammatico o possiamo stare ancora più in ansia se il resto della scena ha un tono completamente opposto, con dialoghi superficiali e un juke-box che suona una canzone allegra, ad esempio.

Riassumendolo nelle sue stesse parole: “There is no terror in the bang, only in the anticipation of it” (“Non c’è alcun terrore nel bang, ma solo nell’attesa di esso”).

Proprio su questo meccanismo psicologico si basa la maggior parte dei film di Hitchcock.

Hitchcock vuole farci stare in ansia, il più intensamente possibile e il più a lungo possibile. “Always make the audience suffer as much as possible” (“Fa’ sempre soffrire il pubblico il più possibile).

 

MAESTRO DELLA REGIA

Hitchcock è uno dei registi più influenti della storia del cinema soprattutto perché aveva un enorme talento naturale per la regia. I suoi movimenti di macchina sono tra i più belli e tra i più citati e imitati di sempre. I lunghissimi e articolati movimenti della m.d.p. di Young and innocent (Giovane e innocente, 1937) (la scena del batterista) e di Notorious (1946) (la scena della chiave), solo per citarne due, sono fra i virtuosismi registici più famosi della filmografia mondiale. E per virtuosismi non intendo un qualche esercizio di tecnica fine a se stesso, ma proprio virtù, nel senso originale della parola.

 

 

Hitchcock ha sempre usato la macchina da presa come un pittore usa il pennello e come un musicista usa il suo strumento. Ha continuato a sperimentare durante tutta la sua carriera, sempre alla ricerca di nuovi modi per poter ottenere un preciso effetto estetico ed emotivo.

Nel 1948 ha realizzato un film, Rope (Nodo alla gola), composto da un’unica inquadratura, con gli stacchi necessari (resi “invisibili”) per cambiare il rullo della pellicola, vincendo così una sorta di sfida tecnica alla conquista della continuità spazio-temporale.

Ha inventato l’effetto vertigo. Nel 1958, girando Vertigo (La donna che visse due volte, sì sorvoliamo sul titolo italiano che tra l’altro è già uno spoiler) ha provato di tutto per ottenere visivamente il senso di vertigine. Alla fine è riuscito ad ottenerlo combinando uno zoom indietro con una carrellata in avanti. E da quel momento questa tecnica registica è stata usata da centinaia e centinaia di registi.

 

 

Hitchcock era predestinato alla regia cinematografica. Pensava per immagini e vedeva già nella sua testa le immagini montate del film che voleva fare, e poi cercava una storia da usare come pretesto per poter fare quel film.

Questo è un regista!

 

MAESTRO DEL RACCONTO

Collegandomi a quello che ho appena detto, vorrei sottolineare che Hitchcock si dichiarava un formalista. Per lui la trama era un male necessario, per poter realizzare un film che fosse cinema allo stato puro.

Hitchcock spiega nella sua famosissima intervista con Truffaut che il cinema si basa sul modo in cui due pezzi di pellicola vengono uniti per suscitare un effetto, e questo era per lui l’essenza del fattore psicologico soggettivo nel cinema. Quindi, per Hitchcock, il cinema allo stato puro si manifestava attraverso il montaggio.

Era capace di rendere delle storie semplici e lineari dei racconti cinematografici articolati e psicologicamente complessi, senza mai cadere nella verbosità e senza mai rallentare il ritmo del film. Grazie alla sua bravura di raconteur i suoi film non hanno mai tempi morti. Diceva spesso che i film sono come la vita ma senza i momenti noiosi, anzi questo era quello che, secondo lui, avrebbero dovuto essere i film, infatti ha affermato più avanti che “Some films are slices of life, mine are slices of cake” (“Certi film sono pezzi di vita, i miei sono pezzi di torta”).

Ricorre spesso anche al suo leggendario senso dello humour per creare nuove strategie narrative. Inserisce per divertimento degli elementi, come la scena del treno che entra in galleria alla fine di North by Northwest (Intrigo internazionale, 1959), che finiscono col diventare delle pure allegorie cinematografiche.

A proposito di tecniche narrative, ha inventato il MacGuffin. Cioè un pretesto (un oggetto, una formula, un segreto, eccetera) per poter sviluppare un racconto cinematografico. In Notorious, per fare un esempio, è l’uranio dentro le bottiglie, ma non ha alcuna importanza in nessun punto del film. Questo espediente è stato ripreso da molti altri registi successivamente, un esempio fra tutti è la valigetta di Pulp Fiction, la metà dei capitoli del film ruota attorno a questa valigetta ma non vediamo mai cosa contiene, è solo un pretesto. È un MacGuffin.

Nessun film di Hitchcock è tratto da un capolavoro letterario, ma da storie non molto avvincenti (anche quando erano dei best-sellers).”Hitch” è sempre riuscito a farne dei capolavori cinematografici.

Essere un bravo regista, dunque, significa saper realizzare dei grandi film anche a partire da storie banali. Se un film è l’esatta trasposizione su pellicola della storia più bella mai scritta, basta posizionare la m.d.p. di fronte alla scena da riprendere, come fosse un’opera teatrale (soprattutto da quando il cinema è diventato sonoro), e il gioco è fatto. Praticamente chiunque potrebbe farlo sembrare un bel film, anche Serafino Gubbio operatore.

 

 

MAESTRO DELLA MANIPOLAZIONE

Una delle caratteristiche che distingue Hitchcock dalla maggior parte dei registi è la sua bravura, attraverso tecniche registiche e attraverso violazioni di regole, nel manipolare lo spettatore.

Il suo intento era quello di suonare il pubblico come un pianoforte. Un tasto per farlo ridere, un tasto per farlo soffrire, un tasto per farlo gridare…

E ci è sempre riuscito.

Usa soggettive per farci immedesimare con chi vuole, ora col protagonista ora col villain. Vuole confonderci, mettere alla prova la nostra capacità empatica, sa che con questa inquadratura, piuttosto che con questa, otterrà una specifica reazione emotiva.

Usa false soggettive per depistarci e, ancora una volta, confonderci.

Ricorre agli sguardi a fil di macchina per destabilizzarci e farci sentire vulnerabili. Per metterci a forza nei panni del colpevole e farci provare la sua tensione, per scatenare nella nostra mente un corto circuito di emozioni contrastanti.

Usa un falso flashback in Stage fright (Paura in palcoscenico, 1950) per ingannarci.

Assegna il ruolo da protagonista a un’attrice famosa, Janet Leigh, in Psycho (1960) per poi farla morire dopo soli 48 minuti e lasciarci senza un personaggio con cui immedesimarci. Usa una combinazione di regia e montaggio più che magistrale per una scena di soli 45 secondi per amplificare l’effetto scioccante della violenza e rinuncia a qualunque tipo di suspense, proprio per provocarci un fortissimo shock.

Sa cosa il pubblico si aspetta, e sa come spiazzarlo.

 

 

 

 

MAESTRO DELL’ANTICIPAZIONE

Hitchcock è stato il primo in tante cose. Ha introdotto tecniche e stili. A volte violando regole, a volte per gioco, a volte sperimentando con i mezzi propri del cinema. Tecniche e stili che sono stati replicati da moltissimi suoi colleghi.

È stato il primo nella storia del cinema a inserire un falso flashback, quello in Stage fright di cui parlavo prima, anche prima di Rashômon di Kurosawa.

È stato il primo a far morire l’attrice protagonista a meno di metà film.

È stato il primo a far esplodere un bambino con una bomba.

È stato anche il primo a inquadrare un gabinetto.

Rendeva visivamente i suoni quando ancora il sonoro non esisteva, grazie al suo talento e alla sua inventiva. Come ad esempio nella scena dei passi al piano superiore in The lodger (Il pensionante, 1926), usando una lastra di vetro al posto del soffitto e facendo oscillare il lampadario riesce a dare la sensazione del suono dei passi. Tecnica che verrà citata da Martin Scorsese in Hugo (Hugo Cabret, 2011).

 

 

Ha inventato il genere thriller. I film di un’unica inquadratura. Il MacGuffin. L’effetto vertigo.

The thirty-nine steps (Il club dei trentanove, 1935) e, soprattutto, North by Northwest (Intrigo internazionale, 1959) sono stati gli anticipatori dei film di James Bond.

Senza l’opera di Hitchcock la Nouvelle Vague probabilmente non sarebbe mai nata.

È continuamente imitato, omaggiato, citato, da grandi registi come da dilettanti, in film d’autore come nei Simpson. Perché i suoi film non smettono mai di essere psicologicamente ed emotivamente efficaci, oltre che bellissimi.

Volevo omaggiarlo anch’io con questo post, anche se non è stato facile riassumere in così poche parole (sì per me sono poche) i motivi per cui, per me e non solo, è il più grande regista di sempre. Ci sarebbe anche tanto da dire sull’uso delle ombre, dei colori, sui lavori fotografici sulla pellicola, sui ribaltamenti delle logiche di gender,non ho citato tantissimi altri capolavori hitchcockiani, ma non volevo scrivere un post di una lunghezza disumana. Ho provato anche a non svelare troppo delle scene citate, per non privare i tuoi occhi del piacere della sorpresa se ancora non hai visto i film.

Spero di averti fatto venire voglia di conoscere o approfondire l’opera del Maestro. Se ami il cinema, è un tuo privilegio e un tuo dovere.

 

 

 

 

 

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