PERCHÉ NON MI INTERESSA PARLARE DEGLI OSCAR

 

Molte persone si meravigliano del fatto che non sono super-informata e super-aggiornata sugli ultimi eventi, festival, su tutte le nuove uscite, eccetera… “Ma come, proprio tu??”

Sì, proprio io.

Io non seguo spasmodicamente le ultime uscite in sala, tutte le premiazioni e gli eventi legati al cinema.

Il motivo è molto semplice.

Io non faccio critica giornalistica. Io faccio (o quantomeno ci provo) critica teorica.

Una cosa è la critica giornalistica, un’altra cosa è la critica teorica.

La prima si occupa delle recensioni degli ultimi film usciti al cinema, dei festival, dei premi, del box-office e di gossip cinematografico. La seconda si occupa dello studio approfondito dell’arte cinematografica, delle teorie filmiche e filmologiche.

La prima tenta di indirizzare lo spettatore verso un film piuttosto che un altro, con motivazioni che sono molto spesso parziali o fuorvianti e troppo spesso poco cinematografiche. La seconda tenta di fare apprezzare al meglio l’opera allo spettatore, attraverso analisi propriamente cinematografiche ma anche attraverso teorie e studi critici che si applicano al cinema ma che vanno dalla psicologia alla semiotica, dalla letteratura alla teoria dei colori e così via.

A me non interessa l’ambiente cinematografico, lo star system, hollywoodiano o meno, a me interessa l’arte cinematografica, gli artisti e le loro opere.

Perciò non parlerò degli Oscar di quest’anno, di chi ha vinto, di chi non ha vinto ma meritava di vincere, di chi ha vinto per 5 minuti.

Non dirò se l’errore della busta sia stato un vero errore o un finto errore. Che importa? Siamo tutti consapevoli che si tratta di spettacolo, giusto?

O no?

Non dirò se Moonlight meritava davvero di vincere, perché non trovo sensata una simile valutazione e classificazione delle opere artistiche (quando e se lo sono).

Trovo sensata la valutazione e la classificazione dei film se non stiamo più parlando di arte ma abbiamo iniziato a parlare di logiche di mercato, di marketing e di show business.

Non che abbia senso per me.

Ma ha senso per molte persone.

Le molte persone che beneficiano dell’esistenza di una tale istituzione, di una tale cerimonia e di tali premi.

Non voglio stare qui a scrivere e farti stare qui a leggere l’elenco di tutti quelli che mangiano grazie alla cerimonia degli Academy Awards. È fin troppo ovvio che girano un sacco di soldi e che a molte delle persone coinvolte frega poco o niente del cinema in quanto espressione artistica.

Non voglio farla troppo lunga sull’Academy of Motion Pictures Arts and Sciences. Quindi ti risparmio la storia del premio Oscar, per quello puoi rivolgerti all’oracolo Google. Però alcune informazioni, che sono risapute negli Stati Uniti ma meno in Italia, voglio darle.

L’Academy, cioè il gruppo di circa 6.000 membri che seleziona e vota i film, è composta per il 94% da bianchi, per il 77% da uomini, la media dell’età è 62 anni, le persone sotto i 50 anni costituiscono solo il 14%, le persone di colore il 2%, eccetera eccetera eccetera… Già questo dovrebbe bastare a capire che il gruppo di persone che decide il miglior film dell’anno insieme alle migliori performance artistiche e tecniche dell’anno, non è rappresentativo, non dico del pubblico e dei critici del pianeta, ma nemmeno degli Stati Uniti.

Senza fare una polemica che non mi interessa e non mi riguarda, dico che, sì, è una lobby, un club esclusivo, con i suoi eletti, le sue raccomandazioni e i suoi imbrogli.

L’Academy e la cerimonia di premiazione sono proprio come le loro statuette, solo esternamente ricoperte d’oro.

I premi Oscar non valgono granché.

Valgono per chi li riceve, come una promozione, o una raccomandazione. Non valgono nient’altro.

Non sono simboli diretti di qualità artistica. Non sono indicativi di un maggior talento.

Spesso sono indicativi di scelte costrette, di scelte populiste, di scelte politically correct. Spesso sono solo il frutto di una più potente politica di marketing.

Ad ogni modo, ripeto, non mi interessa affatto fare una polemica dettagliata perché non mi interessa boicottare gli Oscar o cambiare lo status quo hollywoodiano.

Volevo solo spiegare perché non mi faccio prendere dall’euforia per la Notte degli Oscar nonostante sia appassionata di cinema.

Non sono né pro né contro. Non avrebbe senso essere né uno né l’altro, e lo so che quasi nessuno li prende chissà quanto seriamente, però ho sentito davvero tante volte frasi del tipo “Se ha vinto l’Oscar come miglior film ci sarà un motivo, no??”… Sì, certo che c’è un motivo. Eccome se c’è. È da vedere qual è questo motivo.

Qual è il motivo per cui nel 1995 fra i candidati come migliore film c’era Babe ma non c’erano Se7en di David Fincher, The usual suspects di Bryan Singer, Twelve monkeys di Terry Gilliam, Casino di Martin Scorsese?

Qual è il motivo per cui Titanic ha ottenuto 11 Oscar e né Hitchcock né Kubrick hanno mai ottenuto un Oscar per il miglior film o per la migliore regia?

Questi sono misteri della fede troppo misteriosi che non mi fanno avere fede nei premi Oscar.

Il punto, quindi, qual è?

Il punto è: se ti piace guardare la Notte degli Oscar guardala, se non ti piace non guardarla.

Ma prendila per quello che è. Niente di più di quello che è Sanremo per la musica italiana.

Gli Oscar servono a chi devono servire.

C’è chi ha bisogno di una tale approvazione pubblica (come tantissimi attori, poverini) e chi può farne a meno (come grandi geni creativi del calibro di Hitchcock, Welles, Kubrick, Lynch, Tarantino, Anderson, ecc…).

Non ha senso credere che rispecchi una verità, e non ha senso organizzare una rivoluzione per smantellare il sistema.

Hollywood è Hollywood. Let it be.

 

 

 

 

 

 

 

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