ALLA RICERCA DEL CLASSICO PERDUTO (EPISODIO 1X02)

 

Continua la serie Alla ricerca del classico perduto

Nel primo episodio ho parlato di cinque classici, di cinque generi diversi, usciti prima del 1950.

In questo secondo episodio, parlerò invece… di cinque classici, di cinque generi diversi, usciti prima del 1950.

Nello scorso post i generi erano thrillercomedynoirdrama romance; i cinque generi che ho deciso di trattare/omaggiare questa settimana sono historydocumentaryhorrorwaraction/gangster.

Così, puoi vedere che ce n’è per tutti i gusti anche nel cinema che molti chiamano “vecchio”. Anzi, se vuoi sapere la mia, il cinema “vecchio” è molto più gustoso.

Il cinema dei primi decenni del novecento, il cinema muto, il cinema in bianco e nero, il cinema dei grandi maestri, non sarà mai vecchio.

Chi dice di amare il cinema ma non ama guardare i classici in bianco e nero, i film d’autore che hanno fatto la storia della cinematografia… è come se dicesse di amare la musica classica ma non ha mai ascoltato Bach, Mozart e Beethoven… è come se dicesse di amare le melanzane ma non ha mai assaggiato la parmigiana.

Perciò, non fartelo dire due volte…

 

LA PASSION DE JEANNE D’ARC (LA PASSIONE DI GIOVANNA D’ARCO – 1928, CARL THEODOR DREYER)   HISTORY

 

 

La passion de Jeanne d’Arc è una delle opere più belle e importanti del cinema muto. Ma anche del cinema e basta.

Questo è uno di quei film che ogni cinefilo deve conoscere. È un film maestoso da ogni punto di vista: regia, montaggio, fotografia, sceneggiatura, recitazione… L’elemento indiscutibilmente più bello di tutto il film, però, è il modo in cui vengono ripresi i volti umani.

La macchina da presa insiste sempre e quasi esclusivamente sui volti dei personaggi, il film è, infatti, per la maggior parte costituito da primi e primissimi piani. L’effetto di questa regia, unita a un montaggio eccezionale, è di un’intensità drammatica veramente estrema. Siamo invasi da queste facce ultra-espressive e quasi soffocati, la m.d.p. non allarga mai il campo e non ci fa vedere dove siamo, non ci fa prendere respiro. La passion de Jeanne d’Arc è un film claustrofobico, intenso, innovativo e lo resterà nei secoli dei secoli.

Mi fermo qui perché, se continuo, non mi fermo più.

Se non l’hai mai visto, ti scongiuro fallo. Subito.

E, se puoi, guarda la versione con la colonna sonora Voices of light.

 

 

À PROPOS DE NICE (A PROPOSITO DI NIZZA – 1930, JEAN VIGO)   DOCUMENTARY

 

 

Sì i documentari rientrano tra le opere cinematografiche. O meglio, possono rientrarci, se lo meritano.

Ma quando un documentario si guadagna l’appellativo di opera d’arte cinematografica, è sicuramente un documentario che tutti devono guardare.

Ed è esattamente il caso di À propos de Nice.

È un documentario senza il peso del documentario.

E come ha fatto Jean Vigo ad alleggerire e rendere così bello questo documentario sulla città di Nizza?

Grazie al cinema my dear

Jean Vigo aveva un talento e un intuito registici sconfinati, aveva capito le vere potenzialità espressive ed estetiche del cinema e della pellicola (anche grazie all’influenza del suo amico e direttore della fotografia sovietico Boris Kaufman), e non aveva paura di sperimentare per trasformarle in atto.

À propos de Nice è un breve viaggio per Nizza (dura 22 gloriosissimi minuti) a bordo e in compagnia della macchina da presa. Un gran bel mezzo di “trasporto”…

 

 

BRIDE OF FRANKENSTEIN (LA MOGLIE DI FRANKENSTEIN – 1935, JAMES WHALE)   HORROR

 

 

Questo è uno dei casi, probabilmente il più eclatante, in cui il sequel supera l’originale. Bride of Frankenstein è, infatti, il sequel di Frankenstein (1931). Entrambi i film sono stati diretti da James Whale, il padre del sci-fi horror americano, ma in questo secondo episodio il regista si è letteralmente superato.

Le inquadrature eccezionali e la fotografia dal tocco espressionista rendono il film un capolavoro horror onirico.

Consiglio a tutti di guardarlo, non solo agli amanti del genere horror. Il mostro di Frankenstein e i suoi simili fanno parte di un tipo di paura un po’ superata, quindi chiunque può farcela senza coprirsi gli occhi. È semplicemente un classico, un vero classico, a tutti gli effetti.

Consiglio di guardarlo soprattutto perché è facile creare effetti speciali nell’era dei computer, ma di sicuro non lo era allora. E, fidati, vedere certi effetti speciali in film degli anni ’30 è tutta un’altra soddisfazione e tutto un altro stupore.

Ed è la manifestazione della pura e genuina creatività.

 

 

LA GRANDE ILLUSION (LA GRANDE ILLUSIONE – 1937, JEAN RENOIR)   WAR

 

 

I film di guerra, quantomeno i migliori, sono fra quelli che più facilmente raggiungono lo status di “classico” per un’ovvia questione di contenuto: le guerre sono le più grandi catastrofi umane. Non c’è peggiore tragedia di una guerra.

È facile che un war movie d’autore sia memorabile e diventi presto un classico perché fa vivere allo spettatore un’esperienza sicuramente più grande di lui e sicuramente profondamente umana.

La grande illusion è il film di guerra più umano e umanistico di tutta la storia del cinema.

Il maestro Jean Renoir era un regista filantropo e in questo film è riuscito, con grande maestria narrativa e tecnica (come sempre), a scavare nei rapporti umani, nei rapporti di classe, nell’umanità che supera o dovrebbe superare confini, differenze di lingua, di cultura, di ideologia, narrando una corposa vicenda di guerra.

Un manifesto politico sull’umanità, un inno all’umanità, una preghiera per l’umanità.

Un pezzo immancabile nel bagaglio culturale cinematografico di ogni cinefilo. Garantisco io, che non sono la più grande appassionata di film di guerra.

 

 

WHITE HEAT (LA FURIA UMANA – 1949, RAOUL WALSH)   ACTION/GANGSTER

 

 

 

White heat non è un classico gangster movie, è IL ganster movie. Per questo è un classico imperdibile.

Raoul Walsh ha aperto la strada praticamente al genere gangster, quello che conosciamo oggi. Ma, in questo caso, l’eccellente lavoro del regista è stato superato da quello dell’attore protagonista James Cagney, che ha aperto, invece, la strada a tutti i cattivissimi e memorabili capibanda che il cinema ha conosciuto da quel momento in poi.

Cagney ha regalato al mondo la performance della sua vita, una performance indimenticabile che spezza con lo stile rigido e omologato dell’epoca (soprattutto hollywoodiano) e che fa impallidire anche gli attori considerati dei mostri sacri della recitazione di oggi.

Il suo Cody Jarrett è uno dei personaggi più spietati, malvagi e disturbati della cinematografia mondiale. Il capo di una banda di criminali che non dà alcun valore alla vita umana, senza scrupoli e senza paura, e con un complesso di Edipo grande quanto una catena montuosa.

Lo stile impeccabile e ritmato del film si accoppia con l’interpretazione di Cagney e il frutto di questo matrimonio è un film che non dà tregua allo spettatore, cadenzato, animato, spietatissimo, che non vuole impegnarsi a dare nessun messaggio morale tramite uno scontato lieto fine. Bello, bello, bellissimo.

Top of the world! (Questa la capisci sono guardando il film originale)

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *