FANTASCIENZA IN BIANCO E NERO

 

La fantascienza non è il mio genere preferito.

O meglio, diciamo che la fantascienza, purtroppo, non è il mio genere preferito.

Perché, come tutte le cose che diventano commerciali o di moda, questo genere si è andato involvendo.

Lo stesso vale per la letteratura fantascientifica. Sembra che gli scrittori di romanzi fantascientifici abbiano sempre meno cose interessanti da dire e su cui far riflettere, e parecchie pretese di stupire e fin troppa voglia di vendere i diritti a qualche produttore cinematografico o televisivo.

Questo andamento commerciale si riflette, naturalmente, sul cinema. Anzi, in nessun campo come nel cinema si manifesta questa involuzione del genere fantascientifico o sci-fi.

Il motivo è semplice.

Lo sviluppo tecnologico ha fatto fare, mi dicono, dei passi da gigante al cinema.

Soprattutto per quanto riguarda gli effetti speciali. Ora abbiamo gli effetti speciali digitali, i CGI

Devo dire che non sono una fan degli effetti speciali digitali, per usare un eufemismo.

Per me, la digitalizzazione prepotente e selvaggia uccide l’essenza artistica del cinema (e anche della fotografia).

Però capisco la meraviglia e lo stupore (o l’adrenalina) che certi effetti visivi fatti al computer provocano negli spettatori.

Il problema è che, per questa strada, il cinema finirà in un burrone. Ultimamente vengono realizzati troppi film di fantascienza che non hanno niente di cinematografico (per come intendo io questo aggettivo), niente da dire, e sono solo… effetti speciali di effetti speciali con effetti speciali. Due ore di effetti speciali, dialoghi insulsi e finali ancora più insulsi.

La fantascienza, quella vera, quella che fa onore a Orwell e Wells, è quel genere che riesce a metterci davanti le possibili conseguenze di una qualsiasi scelta, realtà, tecnologia… o realtà alternative alla nostra per evidenziare ciò che di buono o cattivo c’è in noi, o per far riflettere sul relativismo delle emozioni, del bene e del male, di quello che vuoi…

Insomma, la fantascienza, per come la vedo io, è come una continuazione della filosofia. La fantascienza ha qualcosa da dire, domande da porre, idee, riflessioni e ribellioni da scatenare…

Detto questo, ci sono molti capolavori sci-fi che costellano la storia del cinema. Ci sono molti più obbrobri e Transformers che capolavori sci-fi, ma ci piace vedere il bicchiere mezzo pieno, no?

Oggi voglio rispolverare alcuni film di fantascienza in bianco e nero perché, purtroppo, sono quelli che rischiano più facilmente, non di essere dimenticati, ma di non essere proprio conosciuti dalle nuove generazioni; e, soprattutto, perché questi sono film che supereranno sempre la prova del tempo e sono stati realizzati quando i mezzi e le tecnologie erano all’età della pietra, anzi all’età della pellicola.

 

Disclaimer: non ho incluso Metropolis (1927) di Fritz Lang perché è un caposaldo del cinema e, soprattutto, perché ho la forte sensazione di averne già cantato le lodi fin troppe volte su questo blog. È ovvio che Metropolis è proprio la base, l’Alfa e l’Omega della fantascienza.

 

THE INVISIBLE MAN (L’UOMO INVISIBILE– 1933, DI JAMES WHALE

 

 

The invisible man è un classico dell’horror fantascientifico e si può dire che è il film che ha anticipato l’invenzione del green screen. Però, su pellicola (una combinazione di tute e fondali neri e riprese degli ambienti vuoti).

La regia di James Whale è, come sempre, eccezionale, mescolando tecniche classiche e virtuosismi. Ed essendo basato su un romanzo di H. G. Wells, il film è carico di contenuti e provocazioni.

Nonostante sia stato realizzato nel 1933, continua ad avere una forte personalità ed incisività.

Un bellissimo film che fa ancora un certo effetto.

 

 

THE DAY THE EARTH STOOD STILL (ULTIMATUM ALLA TERRA– 1951, DI ROBERT WISE

 

 

Questo è un cult.

Per i veri appassionati di film di fantascienza è il classico dei classici.

È così tanto un cult che, purtroppo, nel 2008 è stato fatto un remake con Keanu Reeves. Non guardare il remake. Non riavrai mai più quei 104 minuti della tua vita.

L’originale del 1951, invece, devi guardarlo subito se non l’hai ancora visto (prima, però, finisci di leggere il post).

Effetti speciali quasi inesistenti. Ci sono solo degli effetti ottici fatti con un gioco di luci e montaggio. Puro cinema di fantascienza.

Esteticamente impeccabile. Robert Wise ha uno stile registico classico ma da grande maestro, le inquadrature simmetriche ricordano quelle di Fritz Lang. E la colonna sonora fa un andirivieni da brivido per tutto il film.

Ma, soprattutto, The day the Earth stood still contiene importantissimi messaggi, trasportati come da una piuma lungo la città di Washington, attraverso le risposte semplici di un bambino e una sola richiesta aliena.

Un film intelligentissimo.

 

 

INVASION OF THE BODY SNATCHERS (L’INVASIONE DEGLI ULTRACORPI– 1956, DI DON SIEGEL

 

 

Anche questo è un classico, forse anche più famoso di The day the Earth stood still.

Invasion of the body snatchers è un film che provoca ma in maniera sottile.

È lo scontro ultimo fra sensibilità e cinismo, inserito in una cornice fantascientifica e terrificante.

È stato realizzato con un budget molto limitato, è un film senza pretese (come il suo regista) che è riuscito però a rendersi memorabile tanto da far nascere tutta una serie di remakessequels. Anche chi non l’ha mai visto, conosce per sentito dire il titolo.

Un film fantascientifico molto psicologico, molto umano.

Un must.

 

 

LA JETÉE – 1962, DI CHRIS MARKER

 

 

La jetée è un cortometraggio di 28 minuti ed è uno dei film più particolari della storia del cinema.

Non so quanto sia conosciuto in Italia, ma è considerato dai cinefili di tutto il mondo come un capolavoro assoluto del genere sci-fi. Ti basta pensare che Twelve monkeys (L’esercito delle 12 scimmie) di Tery Gilliam non sarebbe mai esistito senza La jetée.

Stilisticamente, una novità assoluta. Quasi tutto il film è composto da fotografie in bianco e nero che si susseguono mentre una voce fuori in campo racconta senza svelare troppo.

Un capolavoro che vorrei tutti vedessero.

Da far esplodere il cervello. Anzi, da far esplodere la mente.

 

 

ALPHAVILLE, UNE ÉTRANGE AVENTURE DE LEMMY CAUTION
 (AGENTE LEMMY CAUTION, MISSIONE ALPHAVILLE– 1965, DI JEAN-LUC GODARD

 

 

Alphaville, une étrange aventure de Lemmy Caution o, semplicemente, Aphaville è interamente scritto e diretto dal maestro del cinema moderno Jean-Luc Godard.

Dal punto di vista del contenuto, il film è una versione godardiana del distopico 1984 di George Orwell.

Questa versione godardiana combina atmosfere noir, con un classico detective hollywoodiano come protagonista, a una realtà più alternativa che futuristica. Non ci sono effetti speciali che simulano una qualche tecnologia extra-terrestre o super-avanzata.

Eternamente attuale.

Essendo un film di Godard, lo stile è molto poco convenzionale, trasgressivo, ribelle, a tratti confusionario. Godard, come sempre, sperimenta con la macchina da presa fino a risultati estremi. Con esiti solo raramente poco riusciti.

È assolutamente da vedere. Un’esperienza filmica unica e imperdibile.

 

 

 

 

One thought on “FANTASCIENZA IN BIANCO E NERO

  1. Concordo sulla bassa qualità della gran parte dei film di fantascienza che escono, spesso si sopperisce con qualche effetto speciale alla povertà del soggetto o alla mancanza di idee. Nei film di fantascienza si privilegia ( come nel resto dei generi ) la quantità alla qualità. Ma serve a far “campare” tutta la gente che di cinema vive, e sono in tantissimi ( specialmente negli USA ). Accontentiamoci di uno/due film di qualità ogni 100 usciti ( o forse meno). Prometto che vedrò qualcuno dei film indicati nell’ articolo prima che spariscano . Nel frattempo ho preso il DVD di INTERSTELLAR uscito di recente. Non ricorre troppo agli effetti speciali e mi è piaciuto molto ( ma parlare di fantascienza senza trucchi sarebbe come parlare di scienza ! ) Mi sono immerso dentro il film seguendo la storia senza riuscire a notare la tecnica filmica del regista. Un tuo giudizio sul film mi piacerebbe….. un caro saluto (il tecnico LUTE )

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