CHE COS’È LA BELLEZZA?

 

Che cos’è la bellezza?

La bellezza è oggettiva o soggettiva?

Domande da un milione di dollari…

Fin dall’alba dei tempi si è dibattuto intorno a questo tipo di domande. E, come per tutte le domande che riecheggiano nei secoli dei secoli amen, ovviamente non esiste una ed una sola risposta.

Per questo è sempre divertente e stimolante parlarne.

 

Naturalmente, per approfondire un argomento simile, servirebbero pagine e pagine di disquisizioni filosofiche e metafisiche.

Quello che vorrei esprimere in questo post è, in fondo, il significato (che do io) al sottotitolo del mio blog cioè “La bellezza sta negli occhi di chi sa guardare“.

Ho scelto questa frase in contrasto a quella famosa del filosofo Hume che dice, parafrasandola, che la bellezza sta negli occhi di chi guarda, che è ormai diventata quasi un proverbio.

Da sempre la filosofia ha provato a spiegare la bellezza, e diverse correnti di pensiero si sono sviluppate e succedute. Per molti la bellezza è un valore assoluto, ed innato, come la morale e la giustizia; per altri è l’espressione del divino; per altri è il concetto più relativo che esista; per altri è una sorta di convenzione che si trasmette e si apprende e che cambia in base alle diverse epoche e alle diverse culture.

La bellezza può essere una di queste cose o tutte queste cose; quello che è considerato unanimemente vero è che la bellezza sia soggettiva, come dicono Hume, Kant e altre migliaia di pensatori.

Ma Hume, nel saggio Of the standard of taste (La regola del gusto, 1757), dice anche che il giudizio estetico si fonda su dati empirici, il che giustifica la volontà di ricercare dei criteri normativi per classificare le opere d’arte, combinando soggettività e oggettività. Per Hume (e anche per Kant), per dirla in parole povere, nonostante il gusto sia anch’esso soggettivo, ci sono gusti migliori di altri…

Kant parla di giudizio “disinteressato” ed è d’accordo con Hume quando quest’ultimo afferma che un forte senso estetico, unito a una delicatezza d’animo, migliorato dalla pratica, perfezionato dal confronto, e libero da qualsiasi pregiudizio, rende il giudizio estetico dei critici (in quanto attività intellettuale) più valido di altri e può essere visto come il fondamento dello “standard” di bellezza e gusto.

Hume prova a consolidare questo suo pensiero aggiungendo che, a dimostrazione di questo fatto, i giudizi dei critici esperti tendono a coincidere, anche nel tempo, il che spiega, per esempio, l’imperitura ammirazione delle opere di Omero o Milton.

 

Love of beauty is taste. The creation of beauty is art

Ralph Waldo Emerson

 

Ok… tutto questo per dire che, siccome io sono critico, io so’ io e voi non siete un c . . . o?

No.

Ovviamente no.

Non sto estrapolando e strumentalizzando dei frammenti dei pensieri di grandi filosofi per portare acqua al mio mulino, e nemmeno per portare paglia a Lipari.

Il punto è che io credo che la bellezza ha sia componenti soggettive sia componenti oggettive.

Non hai mai sentito frasi del tipo “Sì, è indiscutibilmente bello, ma a me non piace“? Secondo me sì. Capita sempre di dire o sentir dire opinioni del genere.

Perché si può benissimo riconoscere le bellezza di qualcosa o un’opera d’arte ben fatta pur non essendo di nostro gusto. Puoi ascoltare un album o guardare un film e, pur riconoscendo la qualità artistica (quindi estetica), non provare alcuna emozione.

Può non suscitarti niente la vista di un fiore appena sbocciato o di un tramonto sul mare calmo, ma potresti giudicarli brutti?

Quindi, secondo questo (mio) ragionamento, il gusto è soggettivo e insindacabile ma la bellezza può anche essere oggettiva.

Altrimenti come si spiegherebbe che nelle scuole e nelle università si studiano sempre i grandi classici della letteratura, le grandi opere dei grandi maestri della pittura, della scultura, dell’architettura, della musica, della poesia, del teatro, del cinema?

Sulla base di cosa i classici diventano classici e superano i confini temporali e geografici?

Non può essere solo sulla base del contenuto, degli alti concetti inscritti nelle opere, ma è soprattutto sulla base dell’unanime giudizio riguardo la loro maestosa e indiscutibile bellezza, tale da sentire l’esigenza di trasmetterle a tutte le generazioni e mantenerne viva la memoria nei secoli dei secoli amen.

L’arte non ha uno scopo funzionale come la matematica, la grammatica, le lingue straniere o l’informatica, “serve” a pensare, ad aprire la mente, a conoscere, a riconoscere la bellezza. Perché la bellezza è un valore, uno dei più alti valori umani. Perché è la bellezza che ci fa provare sensazioni ed emozioni piacevoli.

Perché è la bellezza che ci può far provare sensazioni ed emozioni così piacevoli da farci sorridere, da farci commuovere, da farci raggiungere l’estasi, da farci sognare, a occhi aperti.

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